Abitudini ed intolleranze alimentari dei bambini.

bambino-ciboIl complesso pianeta delle intolleranze alimentari presenta uno sviluppo particolare sui bambini. Le intolleranze sui soggetti di giovane età presentano dinamiche e forme differenti rispetto a quelle degli adulti, soprattutto per le abitudini alimentari dei più piccoli ben diverse dagli altri. Purtroppo le intolleranze alimentari nei bambini – così come i disturbi legati al cibo – sono in aumento (basti pensare all’obesità), e la soluzione sta innanzitutto nell’approccio olistico che bisogna utilizzare.

Ma come si fa a capire se un bambino presenta un disturbo o un’intolleranza alimentare?

Significativo è quanto riporta un interessante articolo pubblicato sul sito web del Corriere della Sera nella sezione dedicata ai bambini: ” I sintomi d’esordio più comuni sono generalmente a carico della cute e delle mucose (gonfiore delle labbra o della lingua, arrossamento del volto, orticaria), ma possono comparire anche sintomi respiratori (rinite o asma) o gastrointestinali (vomito, crampi addominali, diarrea). In alcuni casi, fortunatamente più rari, compaiono sin dall’esordio sintomi più importanti, come grave difficoltà respiratoria e calo pressorio”.

Un “vantaggio” nei piccoli – a differenza degli adulti – sta in genere nei tempi in cui si manifesta un’allergia o un’intolleranza. C’è infatti una stretta correlazione tra l’insorgenza dei sintomi e l’ingestione dell’alimento sospetto. In genere il bambino comincia a manifestare i primi disturbi dopo pochi minuti, o anche già durante l’assunzione dell’alimento. La prima cosa da fare è intraprendere un percorso diagnostico che inclusa un accurato test per intolleranze alimentari e, sotto la direzione di un pediatria e di un allergologo, la cosiddetta “dieta ad esclusione”.

Per periodo breve variabile da 7 a 21 giorni a seconda dei sintomi per verificare, c’è bisogno di eliminare dall’alimentazione alcuni cibi così da valutare quale era o erano i responsabili delle intolleranze. In un bambino questo percorso può essere non lunghissimo, dal momento che gli alimenti che ingerisce sono in numero ridotto.Alla dieta di esclusione diagnostica, deve far seguito un test di reintroduzione dell’alimento/i. Questa fase è altrettanto importante per due motivi: da una parte fornisce la certezza della pericolosità di un cibo e dall’altra – una volta appurata la non tossicità di un determinato alimento – aiuta l’organismo a re-ingerirlo.

La correttezza di tutte le fasi di questo percorso diagnostico è fondamentale per la diagnosi e condiziona la gestione definitiva della malattia. Liberare i bambini dalle intolleranze alimentari infantili è il primo grande passo verso la crescita corretta del bambino, verso lo sviluppo corretto del sistema immunitario e il corretto equilibrio emotivo.

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